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Tra trulli, luce e suoni: la mia esperienza all’Alberobello Light Festival

Otto opere realizzate da artisti provenienti da tutto il mondo, otto installazioni che declinano in maniera diversa la stessa materia: la luce. Alberobello ha ospitato la seconda edizione di “Life – Alberobello Light Festival”, il light show che ha illuminato dal 30 settembre all’8 ottobre la Città dei Trulli dichiarata patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

Le 8 installazioni (realizzate da artisti provenienti da Canada, Croazia, Francia, Italia, Portogallo e Slovenia) hanno attirato dal tramonto a mezzanotte migliaia di visitatori da tutto il mondo. Fra quei visitatori c’era il sottoscritto, invitato la scorsa settimana dagli organizzatori e da Igers Valle d’Itria (grazie Eligia e Benedetta!) per il LIFE Instawalk insieme ad altri 11 instagramers. Armati di macchine fotografiche e smartphone (io ho portato con me la Fuji XE-2 col Fujinon 18-55mm e il Samyang 12mm, oltre al mio Honor 8) abbiamo fatto un bellissimo giro fra i vicoli di Alberobello, immersi in un’esperienza sensoriale a 360 gradi.

Siamo partiti con “Residence of Light and Music”, un’installazione composta da tre panche luminose che potevano essere “suonate” dai visitatori attraverso alcuni controller montati sulle panche stesse. Dopo è stata la volta di tre installazioni poste nella stessa zona: “Never Ends” (un cavalluccio montato su una pedana luminosa composta da tanti fasci LED), “1000 Lights” (un prato luminoso composto da tantissimi fiori luminosi realizzati con plastica riciclata e LED) e “Magic Garden” (altra opera nella quale hardware e software si legano in maniera indissolubile, con un cubo verde pieno di sensori di controllo che captava il movimento della mano del visitatore e lo modulava per poi trasmetterlo a tanti piccoli funghetti LED e ad una console musicale).

Il ritrovo del LIFE Instawalk al Belvedere di Alberobello

La vicina Chiesa di Sant’Antonio ospitava poi “Virtual Aquarium”, un acquario interattivo dove i visitatori potevano realizzare dei pesci personalizzati attraverso un apposito pannello touch screen. Abbiamo poi chiuso il nostro giro con “Quintessenza”, una video installazione che ha trasformato il Trullo Sovrano in un’opera platonica. Platone nel “Timeo” tratta le origini e il funzionamento del cosmo, ipotizzando che la materia sia composta da quattro particelle fondamentali aventi la forma dei primi quattro poliedri regolari e corrispondenti ai quattro elementi tradizionali, a cui si aggiunge il concetto di “quintessenza” che racchiude il quinto elemento, l’universo. Attraverso la fusione di musica e immagini Quintessenza si proponeva come un’esplorazione sensoriale tra il concetto di Platone e la natura.

Con gli amici di Igers Valle d’Itria e gli organizzatori di Alberobello Light Festival

In tutto questo non vi ho parlato ancora dell’opera che mi è piaciuta di più… La maggior parte dei miei scatti è concentrata su “In Parallel”, un’installazione realizzata da due ragazzi sloveni e composta da tanti solidi incastonati in un reticolo di fili esaltati dalle lampade ultraviolette e da una colonna sonora ambient piuttosto funzionale all’idea “spaziale” dell’opera.

“In parallel” in bianco e nero… Il reticolo in B/W fa comunque la sua bella figura 🙂

Al termine ci siamo recati alla pizzeria Basilico Rosso Gourmet, dove fra le altre specialità abbiamo gustato LI.FE, la pizza speciale ideata dallo staff esclusivamente per questo Festival. Mozzarella, caciocavallo, tartare di manzo, crema di spinaci, mandorle a fette e petali di fiori eduli essiccati, il tutto su un impasto realizzato con una speciale acqua nera a base alcalina. Non sono fanatico della cucina esoterica e la carne cruda mi schifa abbastanza, ma vi assicuro che è stata un’esperienza comunque unica!

La pizza speciale “Li.Fe”

Il giorno dopo tutto contento ho preso la mirrorless per scaricare le foto e ho avuto l’amara sorpresa: per non so quale motivo non avevo gli scatti in RAW+JPEG ma solo in JPEG… Volendo avere il completo controllo sull’immagine (per pasticciare ancora meglio con Lightroom e Photoshop) ho quindi deciso di andare nuovamente ad Alberobello per rifare un po’ di foto. Avendo quindi più calma ho deciso di cambiare setup: Fuji XE-2 + Samyang 12/2 per i grandangoli, e Nikon D600 + Nikon 50/1.8 per il resto. Ho rifatto il mio bel giretto, non disdegnando una breve sosta da Martinucci per un gelato davvero ottimo!

Ecco il risultato di questa due giorni, spero vi piaccia!

Vendemmia delle Donne 2015: la terra, l’uva, la musica e le tradizioni

Il rito della vendemmia, il richiamo della terra, la musica tra i filari, i balli popolari. Tutto questo è stato “La Vendemmia delle Donne 2015”, evento organizzato dalle Tenute Rubino in contrada Jaddico a Brindisi che ho avuto la fortuna di poter seguire sabato 13 settembre grazie all’invito di Instagramers Valle d’Itria (grazie Benedetta e Eligia!). Chi come me ha vissuto un’infanzia nei vigneti del nonno paterno – fatta di profumi, tini pieni di uva e interminabili viaggi col camion rosso (un vecchio OM “Leoncino”) verso le cantine – non poteva non partecipare!

Aiutati da una bellissima giornata piena di sole e bei colori (subito notati dall’igers-occhio) abbiamo raggiunto la tenuta, dove alle 10:00 è andata in scena la “Vineyard Experience”: mentre una squadra di solerti donne era al lavoro tra i filari, gli ospiti hanno avuto la possibilità di cimentarsi con le forbici, partecipando alla raccolta manuale delle uve Susumaniello. Un privilegio di assoluto valore che la famiglia Rubino ha offerto per festeggiare il momento della raccolta, atteso tutto l’anno.

A mezzogiorno invece spazio al Food & Wine in un ampio prato adiacente ai vigneti, dove abbiamo degustato diverse specialità tipiche pugliesi preparate dallo staff di Numero Primo (la vinoteca di Tenute Rubino), mentre il team di cantina era a disposizione per la degustazione dei vini delle Tenute Rubino. Personalmente, tra i diversi vini provati ho apprezzato particolarmente l’ “Oltreme” Susumaniello Salento IGT, oltre al sempreverde Negroamaro.

A fine pranzo e dopo un po’ di relax nel prato, spazio all’Appia Ensemble e alla sua mistura di pizzica e canzoni popolari, che narravano di contadini, madri, pescatori e viandanti, mentre gli ospiti si lasciavano andare a passi di danza (più o meno improvvisati, a dire il vero…). In chiusura di giornata spazio al tiro alla fune, che si è sviluppato sulla distanza di 5 round. Da una parte gli igers e dall’altra il personale delle Tenute, con gli ospiti che si sono divisi tra le 2 squadre.

Dopo esser andati sotto per 0-2, è venuto fuori il nostro orgoglio: abbiamo prima pareggiato 2-2 e poi – con un ultimo colpo di reni, prima di riprendere telefoni e fotocamere – calato il defintivo 3-2. Stanchi ma soddisfatti abbiamo quindi salutato tutti, tornando nella nostra amata Valle d’Itria con una certezza: se c’è da far valere il fisico, noi igers siamo presenti!